Carità in opera contro la povertà sanitaria

L'INTELLIGENZA CREATIVA DELLA FEDE: VISITA AI PADRI CAMILIANI DI TORINO

Padre Adolfo ci accoglie all’ingresso della Chiesa di San Giuseppe in via Santa Teresa, nel centro di Torino. Occhiali con montatura scura che non riescono a nascondere occhi pieni di vitalità. L’interno della chiesa è di un Barocco non stucchevole, luminoso. Lo seguiamo fino alla sacrestia e da lì nel retro, dove si apre una piccola corte. «Vi lascio» ci dice padre Adolfo, devo tornare al lavoro. Clara, delegata territoriale del Banco, e Gerry, referente per il rapporto con gli enti, ci precedono sulla rampa di scale. Conoscono bene la strada: qui sono di casa. Al quarto piano incontriamo padre Antonio che ci offre un bicchier d’acqua. Ci sediamo intorno ad un tavolo su un bel balcone, ricco di fiori, che dà sulla corte. La giornata, dopo un periodo di pioggia e freddo inusuale per fine Maggio, è afosa, ma al quarto piano un filo d’aria rende il clima più piacevole rispetto a quello che si respira sull’asfalto della città. Regna poi il silenzio; strano per un complesso di appartamenti che ospitano una cinquantina di persone. «Io e padre Adolfo siamo partiti dal Veneto nel 1980: lui era di queste zone. Abbiamo da subito iniziato ad occuparci dei malati psichici, ma l’immensità del bisogno ci ha poi portato ad occuparci anche di senzatetto e di bambini stranieri malati; il loro numero in quel periodo iniziava ad aumentare in maniera esponenziale e, all’inizio del nuovo millennio, siamo arrivati ad ospitarne fino a 95». Questa la storia. Ma per questi uomini che non si stancano di raccomandare ai propri ospiti l’umiltà e l’attenzione alla persona, la carità non ha confini. Il complesso dove ci troviamo ora dà ospitalità a più di 50 malati, alcuni dei quali mandati direttamente dagli ospedali della zona. 50 persone con 50 storie diverse: ciascuna con i propri bisogni. Ci raggiunge un altro padre camilliano, un ragazzo sui 30 anni. Ci presentiamo: Banco Farmaceutico. «Sapete, abbiamo 3 pazienti con la TBC: sta diventando sempre più comune incontrare casi simili. Hanno bisogno di un farmaco che viene venduto a 900 Euro!». Le sfide quotidiane di questi padri sono fatte anche di questi particolari. Riprende la parola padre Antonio. «Poi ci sono le nostre missioni all’estero: Armenia, Georgia… e Haiti. Lì la situazione è davvero drammatica». L’ospedale governativo ha costi altissimi ed è inaccessibile alla maggior parte della popolazione. Così i missionari hanno pensato di costruire una clinica che possa prendersi cura di tutti coloro che non possono permettersi di pagare certe cifre per la propria salute.
Nell’ultimo mese, grazie alle donazioni aziendali, Banco Farmaceutico è stato in grado di consegnare al Madian numerose confezioni di Neoxene, Chemicetina, Narivent, Saflogin, Terso: farmaci che potranno così essere utilizzati in contesti di emergenza. Padre Antonio ci racconta storie di dolore e di fede: «Una ragazza è stata ricoverata perché, allattando il suo bimbo, si era accorta di avere i vermi al seno: non aveva i soldi per comprare nemmeno un disinfettante. È stata curata e, come tutti gli altri pazienti, non si stanca mai di ringraziare il Signore per il dono della vita! Nonostante tutte le difficoltà». Grazie all’iniziativa di alcuni volontari del Banco è stato inoltre possibile attivare un progetto con la Facoltà di Farmacia dell’Università di Torino: alcuni borsisti fanno pratica presso il centro sanitario di Haiti insegnando la preparazione di farmaci galenici. Si è fatto tardi, è l’ora della messa. Padre Antonio ci saluta con una sobria stretta di mano ed un ringraziamento. Ricambiamo con la promessa di tornare. L’intelligenza della fede, nel caso di questi padri camilliani, è realmente intelligenza creativa.
Per maggiori informazioni sull’attività di Madian: http://www.madian-orizzonti.it/