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SODDU (CARITAS): LA POVERTA’ SI VINCE LAVORANDO INSIEME

Richieste di farmaci aumentate del 57,1% in tre anni, serve un lavoro comune di alleanze tra soggetti in grado di intercettare le esigenze del territorio. Le normative regionali di contenimento della spesa sanitaria stanno peggiorando la situazione.


La Giornata di Raccolta del Farmaco 2014 cade in un periodo molto particolare per il nostro paese, sempre più soffocato dalla crisi economica che, oltre a provocare la crescita della disoccupazione, vede sprofondare nella povertà anche una fascia importante di lavoratori. Un aspetto importante e poco conosciuto della povertà è quello sanitario, cui Banco Farmaceutico tenta di rispondere anche attraverso la GRF. Ma su questo argomento abbiamo rivolto alcune domande a don Francesco Soddu, direttore della Caritas Italiana, un osservatorio privilegiato sulla povertà.

BF: Don Soddu, la povertà in Italia è in crescita. Un aspetto della povertà che spesso si trascura è quella sanitaria, il bisogno di farmaci. Come vedete questo fenomeno dal vostro osservatorio Caritas?

I dati della Caritas Italiana provenienti da un campione di 336 Centri di Ascolto attivi in 45 diocesi, ci dicono che in termini percentuali dal 2009 al 2012 l’aumento delle richieste di farmaci è stato pari al 57,1%, anche se in termini assoluti non è tra le richieste prioritarie. Molto probabilmente, tale forma di richiesta è assorbita da altre voci del sistema di classificazione. In effetti tre sole voci – richiesta generica di beni primari, richiesta generica di sussidi economici e assistenza sanitaria – coprono il 70,4 % delle richieste complessive.
Sono dati drammatici, ma purtroppo in linea con quelli della povertà nel suo complesso. Per invertire la rotta, quindi, serve un lavoro comune fatto di alleanze e appare sempre più necessario uno sforzo congiunto, che sappia incrementare la capacità di intercettare le varie situazioni di povertà del territorio. E’ chiaro dunque che la prospettiva dell’accesso ai farmaci ci dà una misura utile per capire le difficoltà che le famiglie e le persone a basso reddito del nostro paese incontrano e di come le normative regionali di contenimento delle spese sanitarie da un lato provochino ulteriori distorsioni sul piano dell’accesso alle cure, mentre dall’altro rischiano di enfatizzare le disuguaglianze economiche di partenza o – quasi sempre – non correggerle sul piano della effettiva fruizione di percorsi di salute e di cura.

BF: In che modo Caritas cerca di rispondere alla povertà sanitaria?

Le Caritas diocesane sono tradizionalmente impegnate nell’ambito delle migrazioni e delle gravi marginalità a sviluppare azioni di accompagnamento ai servizi e – laddove difficoltoso – di prima risposta ai bisogni di salute di queste tipologie di popolazioni. Molte grandi o medie città italiane vedono ambulatori per i migranti e per i senza dimora. Tutto questo in una logica di tutela della vita e di piena collaborazione istituzionale, laddove possibile. In questi ultimi anni – come testimoniano i dati – altre tipologie di richieste sono pervenute dalle famiglie, rientrando nella più ampia categoria degli interventi di sostegno al reddito.

BF: E in questa prospettiva che valore ha il rapporto di Caritas con Banco Farmaceutico?

La necessità di pensare tutte le tipologie di contrasto alla povertà in un’ottica sussidiaria e di mobilitazione sociale sempre più ampia, deve stimolare ogni realtà a porsi la duplice domanda: cosa posso fare e con quali alleanze. Le Caritas, che sono strumenti delle diocesi nell’animazione comunitaria alla carità, non può che guardare con favore soggetti che cercano strade – vecchie e nuove – di risposta ai bisogni delle persone in difficoltà. Banco Farmaceutico è e potrà essere ancora di più per il futuro, uno di quei soggetti con cui sviluppare sinergie e collaborazioni territoriali sul tema della risposta a bisogni primari, con i quali far crescere contestualmente prassi comuni e – soprattutto – sensibilità sociale sempre più attenta e solidale.